30 March 2017

Oggi si compiono i 35 anni del rigore di Panenka

Lunedì 20 giugno 2011

Era il 20 giugno 1976, quando il cielo di Beograd fu squarciato da un gesto che nessuno aveva mai visto prima. La finale degli Europei tra la piccola Cecoslovacchia e la Germania Ovest, Campione d’Europa e del Mondo in carica, venne decisa ai rigori grazie al fantasmagorico colpo sotto di Antonín Panenka.

Da allora, nei paesi che posseggono una coscienza e una conoscenza calcistica, quell’azione è conosciuta come “il rigore alla Panenka”. Invece in Italia (per molti aspetti fuori da quel novero), dagli Europei del 2000 in poi tutti iniziarono a definire «a cucchiaio» il colpo di chi imitava il ceko, solo perché Totti lo eseguì nella semifinale di quel torneo contro l’Olanda; neanche l’avesse inventato lui, che il giorno della finale del 1976 era ancora nella pancia materna (sarebbe nato pochi mesi dopo, il 27 settembre).

Con mia somma soddisfazione ho incontrato Panenka qualche anno fa a Praga. La storia inizia in una piccola hospodá (tipica birreria ceca), “Alla Tigre d’Oro” (U Zlatého Tygra), una delle più tipiche di Praga e anche una delle poche non invase dai turisti pur trovandosi in pieno centro.

Lì si vedono molte foto dell’indimenticato scrittore Bohumil Hrabal (era tra le sue preferite).

Ma anche un grande poster che ritrae Panenka con la maglia rossa della nazionale.

Lui stesso mi ha raccontato di aver sempre giocato per la gente, privilegiando la tecnica, e non è un caso che anche dopo tanti anni in molte birrerie si trovino le sue foto e non, per esempio, quelle di Pavel Nedvĕd. Questo nonostante Panenka abbia sempre giocato nel Bohemians, una piccola squadra in perenne altalena tra Prima e Seconda Divisione, scegliendo di non trasferirsi nei grandi club della nomenklatura dell’epoca.

Ho intervistato Antonín negli uffici del Bohemians 1905, situati nelle viscere del piccolo stadio “Ďolíček”, sede del club (anche se nell’ultima stagione appena terminata la prima squadra, contro il parere dei tifosi, ha disputato le sue partite interne nella vicina “Sinot Typ Aréna”, casa dello Slavia sempre a Vršovice).

Lo storico club per il quale Panenka giocava e di cui è ora Presidente, è tornato pochi anni fa nella Prima Divisione ceka e in questo campionato è arrivato sesto.

Il famoso rigore, suo marchio di fabbrica, non avvenne per caso: scherzando, Antonín racconta che inizialmente lo inventò per trovare un nuovo modo di ingannare il portiere della sua squadra, Zdeněk Hruška, durante le scommesse che facevano negli allenamenti. Scherzi a parte, prima di allora lo aveva provato per due anni, aspettando un’occasione importante per tirarlo. Tutti i suoi compagni già lo sapevano, e chissà come si sentivano…

I supplementari della finale del “Marakana” erano terminati 2-2 (i cechi si trovavano sul 2-0 fino a 20 minuti dalla fine e subirono il pareggio di Hölzenbein proprio al novantesimo). I primi 8 rigori furono trasformati ma poi, sul 4-4, Uli Höness scagliò sopra la traversa il quinto per i tedeschi e il tiro decisivo toccò proprio a Panenka.

Il ceko si avventò sul pallone ma lo colpì dolcemente sotto. Si produsse uno strano effetto: Sepp Maier, all’epoca miglior portiere del mondo, si buttò alla sua sinistra, mentre la palla entrò soavemente al centro della porta e la Cenerentola Cecoslovacchia diventò a sorpresa Campione d’Europa, primo e unico trofeo di un (altro) paese che non esiste più.

Anche in un’epoca non globalizzata come erano gli anni Settanta, quel gesto diede ad Antonín Panenka la notorietà mondiale, il suo rigore è diventato negli anni un simbolo rivoluzionario, di sopresa, pazzia, talento, utopia e rottura degli schemi precostituiti.

 

Comments

  1. Purtroppo, anche se più vecchio di Totti, non ho visto in diretta, a suo tempo, questo storico rigore…. Sicuramente meglio per le coronarie, gli attimi intercorsi tra il tocco sulla palla ed il suo “soave entrare al centro della porta”, per chi tifava Cecoslovacchia (ed io sarei stato indubbiamente tra questi), devono essere stati interminabili….
    Veramente peccato non aver visto quell’edizione degli Euopei, l’unica vinta dalla Cecoslovacchia (che nostalgia per questo paese che non c’è più…) e l’unica giocata in Jugoslavia (e qui non mi permetto di fare commenti…).
    Due paesi con bandiere tra le più belle del mondo, secondo me…

    P.S. resatndo in ambito “cecoslovacco”, ho accolto con piacere la notizia del matrimonio tra Zeman e Pescara, una piazza che sembra fatta su misura per il grande allenatore (lui sì che allena…) boemo, visti (gli ormai lontani)trascorsi galeoniani… Sarebbe bellissimo che il suo “azzardo” (premio solo in caso di promozione diretta) venisse premiato, anche se sarà molto dura, sapendo le difficoltà del torneo cadetto

    • eh gia’ miele, le notizie su zeman sono sempre bene accolte.
      non ho ancora parlato qui del bellissimo documentario zemanlandia, chissa’ che non si ripeta a pescara… ma non sara’ cosi’ facile.

      g

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