26 May 2017

Addii I: Ronaldo Fenômeno riceve l’omaggio della Seleção

Martedì sera anche Ronaldo Luís Nazário de Lima è stato omaggiato nel suo addio alla Seleção, disputando gli ultimi 15 minuti dell’amichevole tra Brasile e Romania al “Pacaembu” di São Paulo.

Tra i tanti Ronaldos e Ronaldinhos usciti negli ultimi anni, Ronaldo Fenômeno (soprannome rimbalzato dalla Spagna all’Italia al Brasile) è stato il primo e probabilmente l’originale.

Aveva iniziato a giocare nei quartieri poveri della Zona Norte di Rio, nel Clube Valqueire. Sperava di entrare nel Flamengo, squadra di cui era tifoso grazie all’idolo Zico, ma la sua casa era troppo distante dalla sede del club che non volle pagargli i biglietti dei 4 mezzi che avrebbe dovuto prendere. Scelse dunque il São Cristóvão, più vicino alla sua residenza.

Già a 14 anni il suo cartellino venne comprato (si dice per 7500 dollari) da due loschi figuri che ritroveremo più avanti, Reinaldo Pitta e Alexandre Martins. L’indimenticato Jairzinho lo vide giocare e lo segnalò al Cruzeiro (sua ex squadra) che nel 1993 lo acquistò ancora 16enne. Con la squadra di Belo Horizonte Ronaldo segnò 12 reti in 14 partite nel Campionato Brasileiro e 8 reti nella Supercopa Libertadores, attirando ancor di più gli occhi su di sé.

Nell’anno successivo si confermò, 22 reti del Campionato di Minas Gerais. Dopo 44 centri in 46 incontri con il club mineiro fu venduto al PSV Eindhoven per 6 milioni di dollari.

Quell’estate del 1994 venne convocato da Carlos Alberto Parreira per i vittoriosi Mondiali statunitensi con l’etichetta della grande promessa del futuro, ma non venne schierato neanche per un minuto. Si diceva che facesse il caffè a Romário [si veda la storia sul campione carioca], ma sicuramente in quelle lunghe settimane imparò molto, oltre a festeggiare il Tetra. Allora per la sua giovane età anche lui era chiamato Ronaldinho, anche se più tardi divenne Ronaldo a tutti gli effetti.

Ancora imberbe e con l’apparecchio per i denti, arrivò 17enne nella gelida Eindhoven, ma continuò a segnare: 54 reti in 57 partite nelle due stagioni olandesi. Nel primo anno fu capocannoniere con 30 gol, 12 in più del secondo piazzato, il suo quasi coetaneo Patrick Kluivert dell’Ajax, che con i lancieri si aggiudicò però il campionato.

Risalgono ad allora i suoi primi problemi al ginocchio destro, con il primo intervento alla cartilagine. Quando Ronaldo tornò disponibile, l’allenatore Advocaat lo lasciò in panchina.

Con la nazionale olimpica nel 1996 conquistò la medaglia di bronzo ad Atlanta, ma in quell’estate, seguendo il cammino tracciato da Romário due anni prima, passò dal PSV al Barça per circa 30 miliardi di lire.

Con i catalani Ronaldo ottenne la consacrazione definitiva, diventando un Fenómeno (come il suo soprannome) planetario, e lasciando una traccia indelebile. In quella stagione, con il quasi inutile Bobby Robson in panchina, tradotto e aiutato da un giovane Mourinho [si veda la storia su questo sito], fu Pichichi con 34 reti in 37 partite (47 gol in 49 partite in totale), due record uguagliati l’anno scorso e poi battuti solo in questa stagione da Messi.

Per due punti gli scappò la Liga (vinta dal Madrid allenato da Capello e con davanti la straordinaria coppia jugoslava Mijatović e Šuker), ma quell’anno il Barça si consolò conquistando Copa del Rey e Coppa Coppe (oltre alla Supercoppa Spagnola).

Queste le sue migliori reti con il Barça, prima parte:

E seconda:

Grazie alla sua esplosiva potenza fisica unita alla tecnica, le giocate di Ronaldo risultavano impressionanti. Fu uno dei primi in questo calcio post moderno a prendere la palla e andare verticalmente verso la porta, con i difensori che cercavano di attaccarsi alla sua maglia ma non riuscivano a fermarlo in nessun modo. Massimo esempio fu la sua rete a Santiago contro il Compostela, in cui partì da solo da metà campo e arrivò fino in porta.

Nell’estate successiva il Brasile vinse anche la Copa América che si disputava in Bolivia: 3-1 ai padroni di casa nella finale con una rete di Ronaldo, dichiarato miglior giocatore del torneo.

Ma il sogno del Barça si infranse subito: mentre si trovava in Bolivia, i citati Pitta e Martins insieme all’altro procuratore “europeo” Giovanni Branchini, avviarono un braccio di ferro con il Presidente blaugrana Josep Lluís Núñez per ottenere un aumento dello stipendio del loro assistito. Núñez gestì male tutta la faccenda e, grazie al fatto che in Spagna esiste una clausola di rescissione (per Ronaldo evidentemente troppo bassa), si accordarono con l’Inter che presentò i 48 miliardi richiesti (cifra record) e il giocatore, suo malgrado, andò ai nerazzurri. Con quel denaro Núñez pagò a sua volta la clausola di Rivaldo che allora militava nel Deportivo A Coruña.

Il Barça sembrava la squadra perfetta per Ronaldo, grazie al suo gioco offensivo ad ampio respiro e ai passaggi filtranti del giovane Iván De la Peña. Il Fenomeno (ormai senza accento) si dirigeva invece verso il campionato italiano caratterizzato da difese molto più chiuse, ma il ragazzo non deluse.

Nel 1997 rivinse subito il FIFA World Player e il Pallone d’Oro, terminò a 25 reti (due in meno del capocannoniere Bierhoff dell’Udinese, terza in classifica).

Quella prima stagione venne decisa dalla famigerata partita del 26 aprile 1998 contro la Juventus al “Delle Alpi” macchiata dal polemico rigore non concesso per il fallo di Iuliano su Ronaldo; sul capovolgimento di fronte, Del Piero venne atterrato da Taribo West, Ceccarini stavolta indicò il dischetto ma Pagliuca parò il tiro dello stesso Alex. La partita terminò 1-0 per la Juve (con una straordinaria rete di Del Piero nel primo tempo) e i bianconeri volarono verso lo scudetto.

L’Inter si consolò con la Coppa UEFA 1998, 3-0 alla Lazio nella finale di Parigi, con reti di Zamorano, Zanetti e Ronaldo, con la famosa doppia finta “squilibrante” su Marchegiani.

In quell’estate si disputarono i Mondiali in Francia che videro Ronaldo finalmente in campo e autore di 5 reti; il Brasile fu protagonista, almeno fino alla finale. Poche ore prima della partita decisiva, Ronaldo fu vittima di convulsioni e venne portato in ospedale. Gli esami diedero risultati negativi e il brasiliano ottenne di farsi portare direttamente allo “Stade de France”, teatro dell’incontro: arrivò nello spogliatoio in tempo per scendere in campo nella finale, ma probabilmente non sarebbe stato il caso. Con alcuni suoi compagni ancora scioccati e lui ancora inebetito, il Brasile fu sconfitto per 0-3 dalla fortissima Francia di Zidane, padrona di casa.

Fecero il giro del mondo le immagini di un incerto Ronaldo che scendeva con difficoltà la scaletta dell’aereo che aveva riportato in patria la Seleção.

Nella stagione 1998/99 il brasiliano non vinse nulla con l’Inter, anche se nell’estate 1999 bissò la Copa América con la sua nazionale.

Nel campionato successivo i problemi fisici di Ronaldo si acuirono. Il 21 novembre 1999 nell’incontro contro il Lecce si ruppe parzialmente il tendine rotuleo del ginocchio destro. Ritornò in campo 6 mesi dopo l’operazione contro la Lazio nella prima finale di Coppa Italia (il 12 aprile) ma, dopo soli 6 minuti dal suo ingresso, il tendine operato si spaccò completamente.

Dimostrando una forza di volontà fuori dal comune, Ronaldo rientrò alla fine del 2001, anche se Héctor Cúper, nuovo allenatore dell’Inter, non lo inserì subito come titolare. Verso la fine della stagione Ronaldo riprese il suo posto e tornò a segnare come prima delle operazioni. Ma un’altra disavventura lo aspettava: l’Inter era in testa al campionato e il 5 maggio del 2002 nell’ultima giornata si giocava tutto all’“Olimpico” contro una Lazio che non aveva ormai niente da chiedere. Nel primo tempo l’Inter conduceva per 1-2 con gol di Vieri e Di Biagio, ma in breve accadde il patatrac: grazie anche alle 2 reti dello spiritato Poborský e a quelle di Simeone e Simone Inzaghi nella ripresa l’Inter cadde inaspettatamente per 4-2 (la Juventus vinse 0-2 al “Friuli”) e ancora una volta diede addio a uno Scudetto che sembrava già vinto. La cartolina fu Ronaldo in panchina in lacrime mentre si consumavano gli ultimi minuti dell’incontro.

Subito dopo la sconfitta, sempre per questioni di soldi (e per i conflitti con Cúper) Ronaldo decise di trasferirsi al Real Madrid con tanti saluti al club che per oltre un anno lo aveva pagato per non giocare e aveva aspettato con fiducia il suo rientro. Se ne andò dopo 59 reti in 99 incontri.

Nel frattempo, nell’estate 2002, con le sue 8 reti Ronaldo trascinò la Seleção di Felipão Scolari al quinto titolo (il Penta): la finale contro la Germania (2-0) venne decisa da una sua doppietta.

Con il Madrid andò a far parte della squadra dei cosiddetti (in tutti sensi) Galácticos della prima gestione di Florentino Pérez. I blancos venivano dalla conquista dell’ultima Champions, e con Ronaldo si assicurarono la Supercoppa Europea e l’Intercontinentale 2002; al brasiliano venne assegnato il secondo Pallone d’Oro.

Nella stagione successiva il Madrid conquistò la Liga, ma poi non arrivarono altri titoli di rilievo. In 4 anni e mezzo Ronaldo segnò 104 reti in 177 partite, che gli valsero un altro Pichichi (2004).

http://www.youtube.com/watch?v=uY-A4ob83bs

Dopo gli iniziali successi, il primo progetto di Florentino iniziò a fare acqua da tutte le parti (anche per il risveglio societario e sportivo del Barça, fino al 2003 in crisi nerissima), che portarono al naufragio totale e la sua fuga ignominiosa (26 febbraio 2006).

Nei Mondiali tedeschi del 2006, il brasiliano non si espresse al suo miglior livello, ma riuscì comunque a segnare 3 reti.

All’inizio del 2006/07 un Ronaldo sempre più appesantito perse il posto a favore di Van Nilsterooy e nel gennaio 2007 in vena di saldi, passò fugacemente anche da Milanello (più che da “San Siro”): solo 20 partite e 9 reti in un campionato e mezzo, complice anche un nuovo infortunio.

Fece rientro poi in Brasile e dal settembre 2008 iniziò la rieducazione allenandosi alla Gávea, il centro di allenamento del Flamengo, club per il quale faceva il tifo fin da bambino. Ma per lo scorno dei suoi (mancati) tifosi, alla fine di quell’anno firmò invece per il Corinthians.

Con il club di São Paulo nel 2009 ha vinto Campeonato Paulista e Copa do Brasil, senza avere peraltro molta fortuna (31 partite e 18 reti).

Dopo nuove lesioni e continuando a ingrassare, il 14 febbraio di quest’anno ha annunciato l’addio all’attività agonistica. Ha rivelato anche che al Milan aveva scoperto di soffrire di ipotiroidismo (una delle cause del suo continuo aumento di peso) che all’epoca non poteva curare perché i medicinali che l’avrebbero aiutato rientravano nella lista antidoping.

Martedì scorso l’atto finale. Mano Menezes, selezionatore della Canarinha, a un quarto d’ora dalla fine di Brasile-Romania, ha fatto entrare Ronaldo con la sua Camisa 9 al posto di Fred, che aveva segnato l’1-0 con il quale si è concluso l’incontro. Anche se per il freddo e la pioggia lo stadio non aveva registrato il tutto esaurito, i 35mila presenti hanno scandito a gran voce il suo nome.

Con la pelle d’oca Ronaldo, oltremodo appesantito, ha anche avuto 3 occasioni per segnare il suo ultimo gol e aumentare le 67 reti in 107 incontri, ma le ha sprecate malamente.

Al fischio finale l’arbitro gli ha regalato il pallone e Ronaldo si è avviato verso l’ultimo giro di campo fasciato nella bandiera del Brasile e accompagnato dai suoi due figli maschi, Ronald (!) e Álex.

Rialzatosi dopo varie cadute e dopo diversi “tradimenti” ai suoi club, si chiude definitivamente il sipario sulla fantastica carriera di un meraviglioso giocatore: 3 volte vincitore del FIFA World Player (1996, ’97 e 2002), 2 Palloni d’Oro (1997 e 2002), 2 Coppe del Mondo vinte (e una finale) su 4 disputate (anche se nella prima non ha giocato), svariati campionati e coppe, oltre 400 gol realizzati in tutto il mondo e, con 15 reti, il record come miglior cannoniere della Coppa del Mondo di tutti i tempi.

Qui alcune immagini del “Pacaembu” di São Paulo in cui si è disputato l’ultimo incontro.

Costruito in Art Déco e inaugurato nel 1940, si chiama ufficialmente “Estádio Municipal Paulo Machado de Carvalho”.

Sorge nella piazza dedicata a Charles Miller, nato a São Paulo da genitori scozzesi e inglesi: narra la leggenda che dopo aver studiato in Inghilterra, ritornò in Brasile il 18 febbraio 1894 con due palloni ed è considerato colui che introdusse il calcio in Brasile.

Al suo interno, il “Pacaembu” ospita anche l’interessante Museu do Futebol.

 

Comments

  1. bei ricordi del fenomeno!
    adesso aspettiamo l’articolo sull’addio al calcio del loco…

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