21 July 2017

Sramota. La non-partita che rimarrà nella storia vista da vicino

Martedì 12 ottobre 2010

Che dire dopo una serata del genere?

La partita che non si è giocata stasera a “Marassi” tra Italia e Serbia sembra fatta apposta per coloro che nei giorni scorsi avevano preso di mira l’intero paese per i disastri durante il Gay Pride di domenica scorsa.

Quando il sorteggio aveva messo di fronte le due nazionali, con alcuni amici serbi avevamo pensato di organizzare un viaggio per assistere insieme alla partita di “Marassi”. Poi, purtroppo, non sono potuti venire e a Genova sono arrivato da solo. Sicuramente si sono risparmiati uno spettacolo cui nessuno avrebbe voluto assistere.

Questa è la cronaca vista da molto vicino di una serata che, purtroppo, rimarrà nella storia.

La giornata sembra tranquilla, sole e calduccio fanno capolino dopo il cielo bigio di ieri. In tarda mattinata si vedono tifosi serbi in giro nel centro di Genova molto tranquilli, scattando foto ricordo in piazza.

Arrivo a “Marassi” con largo anticipo, circa due ore prima dell’inizio della partita.

Aspetto a lungo un amico che mi aveva comprato un biglietto a Beograd e doveva portarmelo dalla Serbia. Tra le molte bancarelle ce n’è una con degli zingari (probabilmente jugoslavi) che vendono magliette e bandiere serbe.

Aspettando a lungo nei dintorni delle biglietterie la gente sciama senza problemi e si notano anche molti serbi alla spicciolata. Sopraggiunge poi un grosso corteo scortato dalla polizia

aperto da due grandi bandiere

Si vedono i famosi fumogeni rossi usati spesso dagli ultras in Serbia e nelle altre repubbliche ex jugoslave e che saranno tra i protagonisti della serata.

I poliziotti in tenuta anti sommossa chiudono la processione.

Si è poi saputo che alcuni gruppi nel pomeriggio avevano lanciato bottiglie e creato problemi in centro e che un gruppo di ultras, evidentemente della Stella Rossa, aveva attaccato sul pullman della squadra il portiere Vladimir Stojković, colpendolo probabilmente con un fumogeno. Stojković è considerato un traditore: giocava infatti con i biancorossi belgradesi prima di emigrare in Portogallo; all’inizio di questa stagione è rientrato in Serbia, firmando però per gli acerrimi rivali del Partizan. Il portiere è stato addirittura portato in ospedale per una visita e non è sceso in campo, al suo posto il secondo Željko Brkić. Prandelli ha poi rivelato che Stojković (non si è capito per quale motivo) si trovava nello spogliatoio azzurro in lacrime.

Come raccontato in una storia di qualche giorno fa, già venerdì scorso nella partita casalinga contro l’Estonia gli ultras della Zvezda avevano sonoramente fischiato Stojković, ma poi si erano uniti a quelli del Partizan nei cori verso il presidente della Federazione Karadžić e la “Gay Parade”.

Solo pochi minuti prima dell’inizio dell’incontro riesco a ricevere il mio biglietto.

Mi dirigo verso l’entrata del settore ospite e, dopo i tornelli, gli steward mi controllano minuziosamente, sia tutto quello che porto in tasca che all’interno del mio zaino. Oltrepassata l’ennesima ispezione rimango “incastrato” nei cunicoli della pancia di “Marassi”, senza riuscire a trovare l’accesso al settore dedicato agli ospiti situato stasera in due piccole zone della tribuna adiacente alla Gradinata Nord.

Volevo seguire l’incontro dalla zona superiore, ma non trovando il passaggio finisco in quella sottostante, entrando dal gradone più in basso. Alla mia entrata, dieci minuti prima dell’inizio della partita, mi ritrovo proprio sotto il gruppo dei più facinorosi.

L’ormai famoso ultrà della Zvezda immortalato da tutte le televisioni e giornali del mondo si è già inerpicato sulla transenna e sta tagliando la rete con delle cesoie.

Il settore ospite era stato ingabbiato con delle reti per impedire ai tifosi di lanciare oggetti in campo, ma ora attraverso quel buco può passare di tutto.

Le squadre erano scese in campo ma dopo poco rientrano negli spogliatoi, con la banda pronta a suonare gli inni che rimane invece immobile sul prato. Iniziano poi le scaramucce verbali: si vede una bandiera albanese (con evidente riferimento al Kosovo) tra i tifosi italiani che cantano «Zingari, zingari».

I serbi rispondono con «Šiptari, Šiptari» (albanesi, albanesi). Poco dopo gli ultras serbi bruciano una bandiera albanese usando un fumogeno.

Nel frattempo un nutrito gruppo di poliziotti in tenuta anti sommossa si è avvicinato al nostro settore per rimanere in quella posizione durante lo svolgimento della gara.

I giocatori rientrano in campo per effettuare un micro riscaldamento prima dell’inizio della partita che evidentemente ora sta per cominciare.

I calciatori serbi si dirigono sotto il nostro settore per cercare di calmare gli animi, ma sono probabilmente essi stessi molto agitati, anche visto quello che è accaduto al portiere Stojković.

Stanković e compagni applaudono mostrando il famoso segno con le tre dita (pollice, indice e medio) che significa la Santa Trinità: gli ortodossi si fanno il segno della croce con queste tre dita e, per estensione, il gesto è diventato uno dei simboli della serbità. In quel momento ricevo vari messaggi dagli amici che stanno seguendo la trasmissione della RAI: sembra che i telecronisti della televisione di stato nella loro beata ignoranza abbiano spiegato che «volevano far sapere ai tifosi che se continuavano così avrebbero perso 3-0 a tavolino». (Perché ci si ritrova così spesso a parlare male della RAI?!).

Finalmente partono gli inni nazionali in un frastuono di fischi da una parte e dall’altra

e uno sventolio di bandiere italiane

Poi, con 40 minuti di ritardo, inizia la partita. Nonostante ci si trovi in tribuna, dal nostro settore ingabbiato com’è si vede poco e niente.

Solo in un’occasione il pallone si gioca sotto a noi.

Ma Italia-Serbia dura solo sei minuti. Un fumogeno viene scagliato contro la polizia e un altro verso il pubblico della Gradinata Nord. Evidentemente non esistono più le condizioni minime di sicurezza per continuare a giocare e l’arbitro decide di sospendere l’incontro. Il capitano Dejan Stanković è in lacrime.

Sugli spalti molti tifosi serbi si rendono conto di cosa questo significhi e sono a dir poco perplessi. Si cerca di uscire dal settore-gabbia; scendo esattamente da dove sono entrato, cioè dall’ultimo gradone più in basso, passando vicino alla polizia schierata al di là del plexiglass.

Insieme agli altri riesco a raggiungere l’esterno dello struttura dello stadio, ma siamo tutti rinchiusi dentro la prima cinta di cancelli. Chissà quanto tempo dovrò aspettare qui. Un agile tifoso si infiltra nel pertugio sopra i tornelli e, non so come, riesce a passare dall’altra parte, dove c’è un altro recinto dove sono parcheggiati gli autobus serbi.

Lo stesso fanno altri, scavalcando la rete.

Io aspetto. A fianco a me una coppia di signori serbi di mezza età. Il marito mi dice ironicamente: «e pensare che per la prima volta nella sua vita ero riuscita a portarla allo stadio». Forse sarà anche l’ultima.

Alla fine i serbi riescono a forzare un cancelletto e tutti ci riversiamo nel “recinto” successivo.

Mi avvicino al portone di uscita dei pullman e mi fanno passare senza problemi. Mentre cammino vicino alla tribuna molti serbi sono ancora sulla tribuna superiore,

mentre, di fronte, dei ragazzi italiani sono saliti su una terrazzina sopraelevata per assistere meglio agli avvenimenti.

Per trovare la via di casa devo scalare un’intera collina di questa città così affascinante e anche dall’alto si scorge “Marassi” ancora illuminato.

Così invece la non-partita si è vista in televisione:

http://www.youtube.com/watch?v=cO40WA2bk9Q&feature=player_embedded

Conseguenze

Successivamente, si sono registrati incidenti tra i tifosi che erano a lungo rimasti nel recinto e la polizia che caricava. Circa una quindicina i feriti, tra i quali anche poliziotti e carabinieri.

La polizia ha poi perquisito tutti i pullman dei tifosi serbi. Il primo è partito dallo stadio solo all’una di notte. Nascosto nel bagagliaio dell’ultimo autobus rimasto, alle tre meno un quarto è stato trovato il protagonista della serata, il tipo con il passamontagna e i tatuaggi insieme a svariate borse con altri fumogeni.

Le conseguenze di questa disastrosa serata saranno probabilmente pesantissime. 3-0 a tavolino (che significa l’eliminazione quasi certa dall’Europeo), una multa esemplare, il probabile divieto alla presenza di pubblico per molti incontri. Ma esiste anche il rischio che la Serbia venga espulsa temporaneamente dalle competizioni internazionali, anche ricordando la morte di un tifoso francese del Toulouse aggredito dagli ultras del Partizan nel settembre 2009 in occasione di un incontro di Europa League.

Molti si sono chiesti qual era il problema con gli ultras serbi. È difficile pensare che si tratti di un discorso politico premeditato, che ci fosse la volontà di non far disputare la partita per sabotare il Presidente della Federazione Serba Karadžić, osteggiato con canti a più riprese anche oggi. Forse si tratta di puro e semplice huliganizmo, con la volontà e il narcisismo di farsi notare ora che si può circolare liberamente in Europa Occidentale?

I danni all’immagine del paese sono comunque incalcolabili, specie in un momento delicato come questo, a pochi giorni dai noti avvenimenti della citata Gay Parade e con i negoziati in corso per il lunghissimo avvicinamento del paese all’Unione Europea. Per non parlare della fatica di presentare un’immagine diversa della Serbia rispetto a quella decisamente negativa, manichea e di parte, emersa durante i conflitti degli anni Novanta nell’ex Jugoslavia.

Ora vai a spiegare che si tratta solo di 50-100 esagitati e che non si può fare di tutta l’erba un fascio.

Intanto alcuni giornali serbi su internet già stanotte titolavano «Sramota», vergogna.

Altri pezzi successivi sull’argomento:

Il giorno dopo

Ancora qualche considerazione e foto sulla serata di Genova

In aprile (2011) il processo a Ivan Bogdanov

Gli ultras serbi sono condannati per i fatti di Genova

Ivan Bogdanov scarcerato ed espulso dall’Italia

Comments

  1. Io ho visto tutto in tv ieri sera … per me era chiaro che si trattava di un gruppo di facinorosi, ce ne sono dappertutto, di ogni nazionalità … ieri è toccato alla Serbia tutto qui!
    Sinceramente, noi italiani badiamo alla nostra di “stramota” che ne abbiamo già abbastanza…

  2. Ale brate, cacchio, ma io sto tuo blog me l’ero persa!
    Doveva succedere quel che è successo per farmelo trovare. Vabbè.
    Ne parlavo ieri sera con Mita su facebook, sta cosa mi ha reso triste e incazzata. Perchè è l’occasione che molti aspettavano per poter finalmente ridire, dopo un po’ di anni, che i Serbi sono sempre stati e sempre saranno una manica di violenti ultranazionalisti che con l’Europa occidentale non hanno niente a che spartire. L’avrebbero detto con voce un po’ più alta anche dopo il gay pride, ma evidentemente in questo momento paga più l’omofobia che l’anti-serbità. Comunque.
    Come al solito mi chiedo chi ha permesso tutto questo. Perchè in tutti gli anni che ho trascorso in curva non riuscivo mai a fare entrare un accendino o una bottiglia tappata, mentre gli huligani hanno sempre fatto entrare di tutto. Pensa che io ho smesso di andare allo stadio proprio dopo una partita al Marassi, dopo un Samp-Toro in cui ciò che ho visto fare dai “miei” andava al di là di ogni comprensione e tolleranza.
    Comunque. Non è che rimanga molto da dire oggi.
    Ti bacio Ale bello, spero di veerti presto!

    • alessandrogori says:

      come te l’eri persa breeee????
      infatti infatti, un disastro.
      e io dovevo leggerti dopo almeno 5 anni mentre parli infervorata di balkan come una volta grazie a sto casino…
      😉
      in teoria dovrei venire a torino per il salone, anche se ora mi sta venendo il ghiribizzo di andare a beograd per il derbi (sempre che lo giochino)…
      vedremo.
      tu bene?
      baci,
      a

      • Elisuccia says:

        Ale, sto mese sono stata una schifezza, mi sono beccata una pericardite fulminante, poi ti racconto!!
        Quando decidi tra derby e salone? Certo la scelta è ardua!! Fammi sapere!!!

  3. malòn

  4. Sulla non partita di ieri difficile dire qualcosa di nuovo, provo tanta amarezza e rabbia, non immagino nemmeno i serbi, veri o d’adozione…

    P.S. non avevo acceso tv quando Mazzocchi ha detto “3 dita 3-0 a tavolino…” Poi qualcuno gli ha detto cosa significavano, e si è corretto…
    Non voglio fare l’avvocato delle cause perse, cmq secondo me in Rai c’è anche gente preparata…. Ma probabilmente più alla radio che in tv

    • alessandrogori says:

      si, come spiegava andrea su bizzotto…
      ma la maggioranza, soprattutto di quelli che hanno accesso al video, sono pessimi!
      g

  5. marcomissoni says:

    Approfitto di questo tuo blog per salutarti Alessandro, diversi anni fa giocavi a Moggio, ero dirigente a quel tempo, e tutt’ora con Otello ti ricordiamo con piacere. So che hai fatto un po’ il giramondo e così hai visto come si vive fuori dai nostri confini, ieri sera abbiamo tutti visto l’export dalla Serbia, incredibile!! Penso comunque sia mancata la prevenzione, se tu hai seguito gli eventi dalla parte Serba avrai senz’altro avuto una visione dei fatti diversa da quanto visto da noi, il fatto stesso che all’inizio i tifosi fossero arrivati alla spicciolata fa capire che questi erano veri tifosi, quelli scortati dalla polizia no! Questi non dovevano entrare allo stadio non essendo appunto tifosi bensì provocatori politici. Dopo questi fattacci mi convinco sempre di più che il nostro Carnico sia ancora un’isola felice, nonostante le rivalità di campanile qualche volta sopre le righe è bello andare al campo la domenica pomeriggio e con gli amici fermarsi nel dopo partita fino a tardi tra birre e discussioni. Ti saluto di nuovo Alessandro, auguri e mandi!!

    • alessandrogori says:

      casèle?!?!?
      che sorpresa….
      ma come sei arrivato qui?!
      saluti al grande otello!
      a

      • marcomissoni says:

        quando ho un po’ di tempo scorazzo per i vari blog ed uno in particolare (bora.la) per sentire come suonano le campane fuori zona montana ed allora ti ho scovato!! sì proprio casèle ora magari casèlon visto la fisiologica lievitazione in assenza di sport, mercoledì prossimo saluterò il grande vecchio e quando vorrai farci visita fammelo sapere, mandi!!

  6. Solidarieta’ a tutto il Popolo Serbo.

    Poi voglio andare controcorrente ed esprimere solo un concetto: chi e’ stato che ha fatto arrivare quei 100 pseudo tifosi da 1200 km? Nessuno naturalmente li conosceva (sono ironico)
    Ministero degli interni, capi delle forze dell’ordine, questore, prefetto, osservatorio sulle manifestazioni sportive: DIMETTETEVI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  7. massimiliano says:

    concordo pienamente con il giudizio di Alessandro Gori.
    queste sono le sensazioni che ho avuto pure io – da casa – di fronte alla tv:
    1 la totale ignoranza, supponenza ed incompetenza dei telecronisti RAI (cosa peraltro arcinota).
    Ossia: gente che parla a vuoto per dare aria alla bocca, abituata alle autocelebrazioni e a gioire per il pollice in bocca di Totti o a contare i peli sul petto di Cassano.
    Li manderei ad aggiornarsi sul calcio e quanto ruota attorno ad esso, magari in un bel Partizan-Stella Rossa, tanto per far capire loro la differenza tra lo studio e la ricerca di fenomeni sociali e devianti (come il tifo estremo organizzato) ed “avere il culo al caldo” in RAI e fare telecronache soporifere e ridicole, infarcite di retorica e luoghi comuni degni del canovaccio di una soap opera.
    2 idem per quanto riguarda chi avrebbe dovuto conoscere le problematiche che questi “tifosi” portano con se ad ogni occasione pubblica (partita o meno):
    si sa, noi italiani siamo superiori a tutto e tutti, conosciamo tutto, non abbiamo paura di nulla. Siamo o non siamo i (oops… ex) campioni del mondo?? Non ci abbassiamo a chiedere informazioni ai colleghi “poveri” della Serbia, quelli con l’alito di aglio e magari qualche dente cariato.
    Meglio i nostri papaveri strapagati dei vari osservatori sulla violenza negli stadi etc. o i giganti intellettuali della Federcalcio Italiana, quelli si che sanno come va il mondo!!
    Ecco i risultati.
    Li abbiamo visti tutti ieri sera. Auguri.

  8. Ragazzi: dieci anni a spendersi per raccontare che i serbi sono un popolo meraviglioso, cercando nel mio piccolo di creare un clima favorevole per i rapporti fra noi e loro, e questi qui in una serata hanno fatto letteralmente tabula rasa. Devastante.

  9. luca R. says:

    Mi unisco ai lettori del nostro caro gorecky con alcune considerazioni:
    01.Intanto se tutto questo succedeva ad es. in maggio il mega investimento del governo serbo in pubblicità e rilancio dell’immagine a scopi turistici andava in fumo nel vero senso della parola (alla faccia dell’abolizione del passaporto per andarci).
    02.Poi penso a Genova, luglio 2001: G8. Nessuno ci ha pensato? Quanti sbirri manganellatori contro gente inerme c’erano? E ieri? Forti coi deboli e…
    03. Anche sulla gazzetta di oggi il ministro della difesa IGNAZIO la russa ribadisce il concetto che stankovic faceva il segno delle tre dita perchè così faceva capire che potevano perdere 3-0 a tavolino… Non c’è solo mazzocchi, che poi si è corretto con le “3 dita cetniche” (che è pure andato all’isola dei famosi in passato, DIGIAMOGELO, ignazio!).
    04. MASE PURCIT E MASE SGNAPE FIN DA PICJUI
    il testosterone ne risente…
    Propongo una cura vegetariana e rigorosamente antialcoolica a tutti gli ultras presenti ieri per almeno un anno: saranno più buoni?!?
    ps: a gori no, per carità!

    Un saluto a tutti, ciao ale, ziv.
    LR

    • punto 02: anche io ho pensato la stessa cosa, ieri sera a GE non c’ero ma nel 2001 sì, ed effettivamente il contrasto colpiva. Anche se comunque penso che ieri sera si sia scelta la linea più corretta, arrivati a quel punto.

      punto 04: ma no!! giuro che il testosterone non ne risente!! sono stata sottoposta a questa dieta parecchio tempo e non ho sviluppato nessun carattere macho.. almeno penso! Certo che sarebbe un bell’esperimento… penso che morirebbero tutti di inedia!

    • alessandrogori says:

      oi roncisss!
      01: non credo che la serbia abbia avuto cosi’ tanti turisti (a parte gli stranieri venuti a guca),
      02: concordo pienamente.
      03: mah. disastro
      04: grazie per esentarmi dal ramazan

      a

  10. Qualcuno saprebbe argomentare il perchè un telecronista RAI dovrebbe essere a conoscenza del significato delle tre dita per un serbo?

    • perché è un giornalista della tv di stato italiana e da lui ci si aspetta una preparazione di alto livello, tale che le sue cronache possano essere intrise di elementi cultural-social-antropologici che oltre ad “abbellire” la cronaca stessa vadano ad accrescere le conoscenze del telespettatore.

      è chiedere troppo?

      io vendo tagli al bar e conosco gli elementi di base della vinificazione, della brassatura, della distillazione, della panificazione e di vari proccessi nell’ambito della preparazione di alimenti.
      le mie capacità non si risolvono quindi nell’urlare “un biancooo, un bianco al 2, tre birre al 3… negli ultimi 5 minuti sale il consumo di caffé ma visto il protrarsi degli aperitivi stenta a partire quello di amari. pochi minuti alla chiusura ma i clienti ci credono ancora…”

      stefano bizzotto quando spiega se la combinazione del il triplo axel con un triplo lutz è stata eseguita correttamente chiosa sullo zio glottologo della pattinatrice buriata, dice che ha contribuito a codificare la retroflessione della R nei popoli siberiani non lesinando due parole sulla città mineraria dalla quale proviene.

      non dico sempre così ma almeno provare ad avvicinarsi… almeno un po’…

      • Il pezzo su Stefano Bizzotto mi ha fatto piegare in due… Mitico Andrea!!
        Tra l’altro non ricordavo che il telecronista altoatesino, oltre ai tuffi, commentasse anche le gare della sua conterranea Carolina Kostner…
        E comunque questa è la dimostrazione che anche alla Rai c’è gente che sa fare il suo mestiere…
        Poi però nelle serate come ieri il microfono ce l’hanno Mazzocchi e Collovati (che per fortuna dopo le prime sparate se ne stava un po’ zitto, almeno quando guardavo io, non continuando a farci vergognare, sapendo la sua terra d’origine…)

        P.S. fastidiosissimo Mazzocchi anche quando non capiva che il collega Capaldi non poteva prendere parte al “summit” tra arbitro, delegato Uefa & company

      • alessandrogori says:

        oh la veh!
        a

    • luca R. says:

      mi associo a quanto detto da ENDRIA a proposito del perchè i giornalisti RAI dovrebbero sapere il significato delle tre dita per un serbo (e non solo questo dovrebbero sapere, aggiungo).
      ieri sera se ne sono sentite di ogni sorta, isterismi ed interruzioni da ogni parte, (da bordo campo, da studio, voci fuori onda, dossena un pò meglio, colllovati da radiare…).
      non credo che un giornalista sportivo debba sapere tutto solo dello sport che segue, a scatola chiusa, troppo facile, soprattutto se è di servizio pubblico=per la gente, almeno finchè lo sarà.
      certo che è stata davvero una serata assurda, anche dal punto di vista dei commentatori, non solo dei tifosi e degli appassionati.
      LR

  11. Un pezzo fatto molto bene.
    Vorrei aggiungere alcune cose:
    intanto, questi criminali ultras serbi sono politizzati. E sono di estremissima destra (anche se le loro radici stanno nel nazionalismo che fermentava già dentro il regime comunista jugoslavo federale…a proposito di “federalismo”).
    E sono noti e stranoti: hanno insanguinato gli stadi di mezza Europa, aggredendo, devastando e ammazzando (a Tolosa un francese).
    Dunque la prevenzione effettuata dalle forze dell’ordine italiane è stata pessima. E fanno amaramente ridere i responsabili del Viminale che dicono “non lo sapevamo”. Ma santiddio!!! Da giorni lo sapevo io, che tra i 2000 tifosi serbi in arrivo ci sarebbero stati circa 400 violentissimi. Io lo sapevo…E come? Servizi segreti? Informatori da Belgrado? Contatti tra gli ultras della Stella Rossa? Sfera di cristallo? Amicizia personale con Tomislav Karadzic (presidente della Federcalcio serba)? No: l’avevo letto semplicemente sui giornali italiani.
    E questi qua (che dovrebbero garantire l’ordine pubblico) dicono “ci avevano avvertito del loro arrivo ma non della loro pericolosità”. Cascano dalle nuvole come Stanlio e Ollio? Ma dai…
    Ovvio che poi si chiedano le dimissioni del prefetto di Genova e del ministro degli Interni Maroni. E come si fa a mandare trenta dico trenta poliziotti a fare quel servizio dentro lo stadio? Meno male che poi quei poveri trenta poliziotti siano stati guidati bene e con responsabilità dal loro comandante, che ha evitato attacchi insensati e suicidi, catastrofi sanguinose.
    Resta un fatto che mi colpisce molto: gli ultras entrati allo stadio con
    spranghe, fumogeni, tronchesi, bombe carta, petardi, razzi e coltelli. E oggi ho letto una piccola notizia che fotografa in modo grottesco il nostro Stato, inerme con i prepotenti ma prepotente con gli inermi
    (terremotati, pensionati, studenti, disoccupati, cittadini onesti):
    ieri sera, per entrare allo stadio, i bambini dovevano rinunciare alle
    piccole confezioni di tè ricevute in regalo. Motivi di sicurezza.

  12. @ elle

    perchè un telecronista cioè un giornalista pagato profumatamente con soldi pubblici ha il dovere di studiarsi il contesto sociale attorno a una partita per parlare anche di quello e non solo dei peli sul petto di cassano o del pollice di totti.
    perchè servizio pubblico dovrebbe voler dire anche dare un punto di vista non solo spettacolare ma anche informativo/culturale.
    perchè in sto caso il telecronista o qualche suo collaboratore dovrebbe segnalarglielo.

    • alessandrogori says:

      non serve aggiungere altro (uno dei punti importanti del nostro idolo sergione tavcar… a proposito, presentazione a trieste?).
      a

  13. Luca Marin says:

    Mah veramente un brutto spettacolo e penso che anche il buon Gori abbia rischiato grosso tra manganelli e reazioni serbe. Di certo noi italiani abbiamo poco da insegnare, condivido il commento di Luca R. e di tanti altri. A Maroni consiglio di sloggiare assieme ai tanti papaveri “padani” e non che siedono a Roma! Mandi, luca m.

  14. I nazionalismi restano una delle peggiori pestilenze dell’umanità.
    Come scriveva non ricordo chi: “Patriottismo è amare la propria terra, nazionalismo è odiare quelle degli altri”

  15. Paolo Negri says:

    Ieri sera, di ritorno dal lavoro, avevo deciso di non guardare la partita perchè, da malato di quello che era il calcio jugoslavo, mi rifiutavo di vedere una Serbia totalmente priva di talento e tipica follia calcistica slava: questa è una Nazionale modesta e omologata col football che si gioca (?) ovunque. Poi, nella noia di una triste serata solitaria sul divano, mi sono scontrato con l’ultima ora di Sky. A seguire, le urla dei due invasati che conducevano in studio (perchè bisogna gridare e interromepere colui al quale si dà la parola?) e tutta una serie di perle: non sapevo se incazzarmi o prenderla in ridere, se non fosse che c’era nulla da ridere
    Vialli, a domanda sull’introduzione di sistemi anti hooligan di stampo inglese, ha risposto che non si può fare un paragone tra l’Inghilterra, paese civile, e la Serbia che viene dalla guerra: complimenti
    in studio chiedevano: ma perchè i giocatori serbi sono andati a salutare ed applaudire i tifosi? Un goffo e inopportuno tentativo per calmarli? Un gesto ironico?
    Sconcerti si è lanciato in tutta una serie di incomprensibili disamine pseudo-sociali concluse con un’autentica perla: “questi delinquenti hanno tenuto in ostaggio noi, ma adesso siamo noi a tenere in ostaggio loro, visto che i serbi sono rinchiusi allo stadio” (in attesa dei controlli)
    Senza addentrarmi in troppe considerazioni su sitemi di prevenzione, tessera del tifoso, violenze etc. faccio un esempio banale, stupido, ma che non posso evitare. Tre domeniche fa, in occasione di Spal-Paganese vengo fermato dagli steward alla prima barriera di filtraggio; esibisco documento d’identità e tesserino professionale, però prima di farmi passare mi chiedono se fumo; rispondo affermativamente e mi viene chiesto di consegnare l’accendino; rispondo che non l’ho con me e quindi vengo apostrofato: “adesso lo vediamo”, quindi sono consegnato ad un poliziotto che, peraltro con molta educazione, mi perquisisce. Posso trovare assurdo tutto ciò, però mi adeguo alla realtà. Ma se io vengo perquisito per un accendino che non c’è (magari mi porto gli… svedesi) com’è possibile che dalla frontiera allo stadio di Genova quei personaggi introducano ogni sorta di materiale?
    Detto ciò, evitiamo moralismi sulla Serbia ed il popolo serbo. Credo che un’analisi, un confronto, un’opinione, un approfondimento ci stiano sempre ma che in generale sia sempre opportuno guardare prima in casa propria
    Saluti

  16. maurice ts says:

    le tre dita sono il simbolo delle tre c cetniche. il peggio del nazionalisma
    o.

  17. eravamo a GENOVA, andavano PESTati, visto il piatto tipico

  18. Mandi ale leggo sempre con molta attenzione i tuoi articoli/commenti ed anche le repliche dei tuoi lettori. concordo con endria che sentire le cronache di Stefano Bizzotto sono proprio un’altra cosa specialmente quando commenta le partite della Germania o di una squadra tedesca.
    Saluta Gino e il Fra e vi auguro di divertirvi questa settimana. Mandi mandi

    • alessandrogori says:

      salutati.
      qui stiamo facendo ritmi abbastanza intensi, per cui pochissimo tempo (se non di notte come ora) per collegarmi e leggere i commenti.
      a

  19. Grande Ale – una cronaca fatta dall’interno è quella che è mancata sui media italiani. Apprezzo poi l’intervento di Luciano, sul fatto che la polizia italiana non poteva non sapere. E’ giunto però il momento che la Serbia tutta si faccia un esame di coscienza, (cosa che si rifiuta di fare fin da quando portò Milosevic al potere): ok, i Bogdanov sono feccia e non rappresentano una nazione intera, ma la nazione intera – non solo politici e polizia ma tutti quanti – ha fatto e fa troppo poco per spazzare via i Bogdanov dalla propria quotidianità. Anche perché molte e molte volte i Bogdanov sono stati i perfetti utili idioti, la manovalanza manesca di cui si sono serviti governi, opposizioni, società di calcio, uomini d’affari…

    • alessandrogori says:

      grande damir!
      fa piacere sapere che sei vivo. proprio domenica scorsa era passato da me a sopresa e per poche ore ale2. insieme ti abbiamo ovviamente cazziato.
      😉
      ci si vedra’ prima o poi?
      si, hai ragione. domani aggiungero’ qualcosa al riguardo sul blog.
      ora coma.
      ciao,
      a

  20. ciao Ale. Volevo chiederti se sei riuscito a capire che età avessoro i facinorosi (per usare un eufemismo). Oggi sui giornali c’era scritto, ovviamente, che erano dei reduci dei battaglioni di Arkan. Visto che sono passati dai 15 ai 20 anni da quando Arkan spopolava in ex Jugoslavia, secondo me dovevano essere dei vecchietti con i capelli bianchi come me. Ovvero dovrebbero avere almeno 40-50. Oppure quello che hanno scritto sui giornali era la solita una vulgata giusto per usare dei luoghi comuni. Dal lato opposto ho letto anche che è colpa dell’America perché i serbi sono frustrati dalla perdita del Kosovo. Un abbraccio

  21. Ottimo servizio. Complimenti davvero. Matteo

  22. Benedetto Marchese says:

    Ciao Alessandro, avrei bisogno di chiederti una cortesia, puoi contattarmi o lasciarmi un’email alla quale posso scriverti?
    Grazie

  23. Che gli incidenti siano sbagliati è giusto, che quello sia un cretino vero anche, e che nel calcio certe cose non si dovrebbero mai vedere ma che dovrebbe essere una festa.
    Ecco ho doverosamente ripetuto a memoria le frasi politicamente corrette che è necessario dire per farsi accettare dalla società civile e forse potremmo cominciare a ragionare. E parlare non tanto degli ultras serbi (non mi interessa particolarmente) ma del clima culturale in Serbia. Un clima, e bisognerebbe vedere bene le scene della partita, che consente ai giocatori serbi di mostrare al mondo orgogliosamente il loro simbolo nazionalista.
    Un clima nato dall’invasione della Nato (ivi compresa l’Italia con capo del governo Massimo D’Alema) e che ha espropriato il Kosovo ad un popolo e una nazione indipendente in maniera arbitraria. Quali sarebbero state le colpe della Serbia all’epoca? Il lottare contro gli indipendentisti dell’Uck? Già forse ce la siamo dimenticati tutti questa fantomatica organizzazione umanitaria e patriottica. Peccato che, in realtà, l’Uck si finanzi attraverso il mercato della droga nel mondo.
    Come al solito anche nell’occasione della Serbia, ma come sempre, il motto Usa è stato “dividi et impera” mettendo contro islamici (in quell’occasione buoni, in altre cattivi) e cristiani. Non sorprendiamoci troppo dunque se, a volte, certi popoli si ribellano e non accettano l’omologazione a stelle e strisce.

  24. A ti te han inspeccionado hasta los calcetines para ver si escondes algo. A los ultras? Por que no?
    Algo huele a podrido en Dinamarca…

    • alessandrogori says:

      no eran policias, sino “stewards” contratados a pocos euros la hora.
      cuando me controlaron a mi no paso nada, pero imaginate chequeando a unos energumenos y muchos. seguro que los dejaron entrar sin problemas…
      a

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  2. […] Alessandro ieri sera era in mezzo ai serbi e ha potuto vedere e quindi raccontare cosa è successo.Leggi l’articolo completo sul blog di Alessandro Gori mercoledì 13 ottobre 2010 bitt.instance='1655';bitt.zone='default zone';bitt.location='default […]

  3. […] This post was mentioned on Twitter by Paolo Tonon, Enrico Marchetto. Enrico Marchetto said: Alessandro Gori su Italia – Serbia http://snipurl.com/1azdyn http://ff.im/rXc07 […]

  4. […] che era allo stadio ieri sera, e nel settore degli ospiti, cioè dei tifosi della Serbia, leggetevi un altro calcio, ottimo blog dedicato al gioco più bello del mondo firmato da Alessandro Gori Molti si sono […]

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